Chiamatemi Anna



Chiamatemi Anna è una serie orignale Netflix, che ripropone un'altra trasposizione televisiva della celebre storia di Anna dai capelli rossi. Devo necessariamente dare sfogo al mio entusiasmo, perché questa prima stagione della serie mi è piaciuta tantissimo e do per scontato che ne seguiranno altre, o almeno spero. Il personaggio di Anna è perfetto, l'immaginazione dei lettori non sarebbe potuta essere soddisfatta meglio, non solo perché l'attrice scelta per il ruolo (Amybeth McNuly) somiglia incredibilmente al personaggio dell'anime giapponese, ma anche perché rispecchia in tutto e per tutto, secondo me, le caratteristiche che la Montomery ha descritto nel suo romanzo. Tutti i personaggi, in realtà, sono stati all'altezza delle mie aspettative per la loro interpretazione.
Marilla (Geraldine James) e suo fratello Matthew (R.H Thomson) aprono il primo episodio con l'attesa di un orfano da accogliere in casa affinché Matthew possa avere l'aiuto necessario al suo lavoro nei campi. Ma, proprio come nel romanzo, quando l'uomo giunge alla stazione si ritrova invece di fronte ad una ragazzina mingherlina e coi capelli rossi e, un po' incerto, decide di portarla comunque a casa con sé. Subito tra i due si stabilisce un legame importante, un affetto e un senso di protezione che mi ha fatto stringere il cuore. Da questo punto di vista, la serie risulta molto fedele al romanzo.
Tuttavia, sono state apportate delle modifiche importanti che, se valutate mettendo da parte la vera storia di Anna dai capelli rossi, danno un tocco drammatico al racconto che, sinceramente, ho davvero apprezzato. In primo luogo, c'è da prendere in considerazione la ricostruzione della vita di Anna prima che arrivasse ai Tetti Verdi; quest'ultima colpisce particolarmente per alcune scene un po' crude e, quindi, per la verosimiglianza con la realtà vissuta dai bambini a quel tempo quando andavano a servizio in casa d'altri. Di fatto, prima che Anna fosse adottata dai Cuthbert, si manteneva lavorando presso la famiglia Hemmond, accudendo una mandria di bambini e badando ad innumerevoli faccende di casa. La sofferenza di Anna è palpabile e spiega il perché questa bambina senza genitori e senza amici si rifugi così spesso nella sua immaginazione, tenendola costantemente in esercizio perché ogni scusa è ottima per fuggire dalla realtà. La nascita del rapporto coi Cuthbert viene quindi rivestita di una luce dolce e confortevole, in cui Anna trova riparo dopo anni di parole aspre e soprusi. Credo abbiamo voluto fare un parallelo tra la storia di Anna e Jane Eyre, per sottolineare un'origine comune tra le due protagoniste, quella di orfane, e le sofferenze che questa condizione comporta. Inoltre, le citazioni di questo romanzo sono presenti sin dall'inizio e Anna dice amarlo (e non si può che essere d'accordo con lei).
Nonostante i cambiamenti mi siano piaciuti, non riesco comunque a capire perché abbiamo stravolto tanto la storia di Gilbert Blythe (Lucas Jade Zumann), rivale di Anna negli studi ma suo fedele ammiratore. Nel romanzo è un ragazzo semplice, molto intelligente e leale, ma in questa trasposizione televisiva diventa un personaggio che si porta addosso tanta sofferenza (sebbene anche nel romanzo si fa riferimento alla malattia del padre) e che deve diventare grande troppo in fretta. Resto ancora molto perplessa su questo frangente, ma devo dire che il suo approccio con Anna è stato riproposto in modo adorabile, tanto da farmi venire gli occhi a cuoricino ad ogni scena in cui loro sono insieme.
Una nota eccezionale è da attribuire al meraviglioso paesaggio dell'isola del Principe Edoardo, in Canada, dov'è stata girata in parte la serie (infatti Lucy Maud Montgomery ambientò proprio lì i suoi romanzi su Anna dei Tetti Verdi) e alla fotografia spettacolare, secondo l'opinione di un'inesperta come me. Sono davvero entusiasta di questa serie, in generale perché amo le trasposizioni cinematografiche e televisive - anche quando non sono particolarmente fedeli alla fonte - ma anche perché Chiamatemi Anna è legata ad una storia che nell'ultimo periodo mi ha fatta sognare come non accadeva da tempo e che ho letto per la prima volta a più di vent'anni con la stessa gioia di una bambina.

Nessun commento:

Posta un commento